Gli interventi che vengono generalmente proposti nel trattamento dei domestic offender si basano su teorie che gli autori rispondano al trattamento allo stesso modo (Gadd and Corr , 2016) e non prendono in considerazione le differenze individuali che questa tipologia di offenders può avere nell’agire la violenza. La Terapia Metacognitiva interpersonale (TMI) (Dimaggio et al. 2019) può essere considerata un approccio innovativo per quanto riguarda il problema della violenza domestica. La TMI prende in considerazione due fattori importanti nel trattamento degli autori di violenza domestica utili nel differenziare e pianificare l’intervento, il primo, gli schemi interpersonali maladattivi che guidano e condizionano gli autori nell’agire il comportamento violento, il secondo, la scarsa metacognizione che gli stessi autori presentano nella regolazione degli stati affettivi (Pasetto et al 2021). La TMI adattata a questa tipologia di offenders inoltre integra l’intervento psicoterapeutico con tecniche immaginative ed esperienziali mutuate da altri approcci di terza generazione (Tecniche di Mindfulness e di Imagery with Rescripting, Compassion Focused Therapy) con lo scopo di promuovere il cambiamento orientato alla regolazione del comportamento violento.
In questo lavoro abbiamo presentato un caso clinico di violenza domestica e disturbo di personalità trattato secondo il modello della Terapia Metacognitiva Interpersonale (Dimaggio et al 2019) e descritto come, per interrompere il comportamento violento elicitato verso il partner, abbiamo lavorato contemporaneamente sull’utilizzo di tecniche esperienziali (immaginazione guidata, tecniche corporee) e sulla regolazione della relazione terapeutica mostrando come si interfacciano tra di loro nel processo terapeutico: l’attenzione consapevole alla relazione terapeutica fin dalle prime fasi del trattamento dei domestic offender integrata all’utilizzo di tecniche esperienziali (immaginazione guidata e tecniche corporee) permette al paziente di aumentare la compliance al trattamento con un maggior accesso all’esperienza interna, diventare più consapevole dei propri schemi maladattivi, riducendo il rischio di recidiva di comportamenti violenti.